l’aurore nell’uragano

25 gennaio 2007

Ieri sera, dopo che mi avevano detto che in giornata il vento aveva fischiato a 50 nodi, ero un pò preoccupato pensando di arrivare in porto e trovare la barca con il cavo del corpo morto spaccato. Al cantiere Iniziative Nautiche, durante il giorno si erano aperti diversi genoa avvolgibili. Dicevano anche che c’erano state, come mai prima, onde frangenti sul fiume!

Sulla via che da Roma porta al porto, il vento non sembrava cosi forte. Arrivando al porto il parcheggio sembrava tranquillo. Superando gli edifici dei negozzi si cominciava a presagire il solito rumore di vento e… suono di organi. Gli alberi delle barche!

Ad ogni passo il vento cresceva. Sulla banchina procedevo come un granchio… La barca c’era, (pfiu!) e all’interno l’ambiente era accogliente come sempre.

Notte sicuramente non tranquilla – il vento fischia da tre giorni ormai…

Accendo la stufa a bordo, aggiungo una cima dalla battagliola di sinistra (all’altezza dell’albero) fino ad arrivare alla banchina per evitare che la barca ruoti troppo e carichi eccessivamente il corpomorto. Il vento viene da 45 gradi rispetto alla prua della barca. Mi sembra che si possa resistere bene cosi.

Mi sistemo dentro e scopro che questo organizzare, gestire, preparasi ad affrontare un tempo impazzito (ormai indiscutibilmente coinvolto da un cambio di clima mondiale) affrontare il maltempo, ed inventare nuove soluzioni mi crea un misto di sensazioni vitali. Paura? No. Forse prima di arrivare: determinazione, sensazioni già vissute…

Un guardiano con la torcia (vestito tipo guardia armata giordana, tutto nero, capuccio in testa, si vedono solo gli occhi) mi guarda dalla banchina. Con la torcia in mano mi dice : ti serve un pò di luce?

Grazie… per fortuna si riesce a vedere bene… nonostante tutto… adrenalina nel sangue che mi sostiene… un povero guardiano imbacuccato che fà su e giu per le banchine di notte…

Le cose sono più o meno sistemate. In questo porto, che sembra abitato solo da fantasmi, è il momento di prendere una birretta all’unico bar disponibile. Ovviamente nel bar sono anche l’unico cliente…

No no! Arriva qualcuno! Sbagliato… Non è un cliente, è la ragazza del barista! Chi poteva andare a passeggio al porto di Ostia alle 11 di notte con questo vento?

Torno in barca. Mi sembra di stare in baia a gestire il maltempo. Certo il porto è sempre un porto e questo comunque e tranquillizzante. Ma il clima? Non è più il clima che conosciamo.

Vedere la TV? Queste sere in porto c’è vita in diretta, un programma che non si può perdere tant’è affascinante! Ma a chi può interessare delle disavventure di uno, o di un gruppo di marinai in erba, di diportisti per caso? A me! Queste avventure forse le posso raccontare solo a chi ha respirato il mare e queste sensazioni…

Vado a dormire. Non ricordo a che ora, mi sveglia un forte e secco TAC!!! Mi sveglio, o ero sveglio? Sono convinto che sia venuto dall’angolo sinistro in altro della cabina. Penso: la galloccia del corpo morto!

Corro di là per infilare un pile e prendere dei pantaloni pesanti e preparami. Torno in cabina di prua ed emergo dal tambuccio (tipo tartaruga)… La galloccia è ancora lì… Lentamente mi allungo, un pò temendo di vedere qualche crepa o segno di cedimento…

Il clima è ostico, il vento fischia, e non penso che al momento di rientrare nella calda cabina. No, non ci sono segni di cedimento. Il dubbio rimane: cosa è stato? È forse un cordolo della cima che è saltato?

Rientro in cabina. Mi ricordo le uscita a tartaruga dal tambuccio della barca Jeanneau 34.2 nella baia greca di tante estati fà. Però là era diverso. Dentro la cabina sentivo sibilare il vento; emergevo dal tambuccio. Vedevo la forma nera delle rocce che contornavano la baia, il mare increspato, ma non sentivo più sibilare il vento. Lei dormiva giù in basso. Dormiva veramente? Forse ero solo agitato, o la tuga della barca un amplificatore del rumore del vento.

Ritorno al presente. Cosa faccio? Dormo attendendo eventualmente il momento di correre a poppa per accendere il motore. Penso: non ho avviato il motore preventivamente per verificare che in caso di bisogno fosse pronto ad avviarsi! È una cosa che si dovrà fare domani, prima di coricarsi. Adesso dormo.

25 mattina: Dopo una sonora e incoraggiante grandinata, quando apro il tambuccio, c’è vento, ma moderato. Il cielo è luminoso e mi saluta. In lontananza un onda salta il muro frangi flutti del porto… cazzo!

…È solo il saluto del mare. È potente inrequieto, spinto da chissà quali forze; quell’onda chissà quanta strada ha fatto prima di giungere.

Bisogna solo rispettare il mare e la terra. Quell’acqua è già tornata nel mare… la incontrerò di nuovo in un altro momento in una calda e calma giornata d’agosto…