Week-end “all exclusive” sull’Aurore

Equipaggio : Anna & Stefano

Roma-Palmarola-Roma

“Bene. Andiamo a nord o a sud?”
“Vediamo dove ci porta il vento…”

Venerdì pomeriggio verso le 15:00 eravamo quasi pronti. Mancava sola la destinazione: Ponza o Giannutri?

Dopo aver sentito le previsioni dell’aeronautica militare, optiamo per Ponza. Secondi i militari, il vento verrà da nord ovest per tutto il week-end e girerà verso nord e poi sud la domenica. Questo ci permette di farci spingere dalle onde e dal vento fino a Ponza e poi risalire con una bolina stretta o gran lasco la domenica fino a Roma.

Abbiamo fatto un po’ di spesa (poca, visto che siamo solo in due), rinnovato l’ormeggio in porto e in fine abbiamo lasciato gli ormeggi alle 16:30.

Il vento da ovest soffiava a circa 15 nodi, con raffiche fino a 25 nodi. Il mare era montato e potente. Con queste condizioni siamo scesi (da Roma) come una freccia. Il picco di velocità indicato dal GPS è stato di 9.3 nodi… Un vero record per l’Aurore!

Siamo anche riusciti a svegliare lo strumento che misura la velocità e la direzione del vento, che era svenuto da mesi ormai… Basta spingere sul vetro dello strumento fuori. Ci sarà qualche falso contatto che adesso sembra sistemato.

Verso l’ora del tramonto, arrivati all’altezza di Anzio, abbiamo attivato il reparto pesca. Non appena l’amo è entrato in acqua che già aveva abboccato qualcosa!

Abbiamo perso il primo cliente, preso il secondo in fila (una lampuga) e perso il terzo. Non è la prima volta che prendiamo in questa zona. Sarà una felice concordanza di orario, lenza, amo e posto. In ogni caso, c’è un nuovo nome per questo tratto di mare: “La pescheria di Anzio”!

Causa onde e difficoltà di cucinare in quelle condizioni di navigazione, Stefano ha pulito la povera lampuga (fatto strano: alla poverina era uscito un occhio dall’orbita mentre l’altro era rimasto un po’ in dentro. Che effetti può avere lo stress!!!) e abbiamo deciso di cucinarla all’arrivo. Con i nostri 7/8 nodi di media (diventati poi 6 al calare del vento durante la notte) l’ETA (in inglese Estimated Time of Arrival: tempo stimato di arrivo) era l’1:30 di notte.

Dopo le 22:00 il vento ha virato da W a NW (avevamo una rotta di 145°). Purtroppo con il vento da NW, l’unico punto ben riparato a Palmarola è la Punta di mezzogiorno. Il lato Est dell’isola, dove abbiamo buttato l’ancora insieme ad altro 8-10 barche, non lo era più di tanto. Solo che entrare nella Punta di mezzogiorno di notte senza torcia, non conoscendo bene la posizione degli scogli, non era un rischio che eravamo disposti a prendere.

Alle 2:00 abbiamo mangiato la lampuga, cucinata con amore insieme ad aglio, prezzemolo, pomodorini e vino bianco… Una delizia!

La notte è stata agitata e abbiamo dormito molto poco e male. Il vento a raffiche girava costantemente, portandoci la barca in giro per la baia. All’inizio l’ancora non reggeva quindi siamo usciti un po’ più fuori per buttarla di nuovo e dargli più catena. Essendo più fuori eravamo meno riparati e forse per quello ballavamo di più…

La mattina di sabato ci siamo alzati verso le 10:30 con un’unica idea: andare via, verso Ponza, per trovare un posti più tranquillo, farci un bagnetto e dormire senza stress.

Eccoci qua. Siamo nella baia a sinistra del Porto di Ponza. È tranquillo, siamo in poche barche, anche se durante la giornata sembrava stare sulla Cristoforo Colombo: il traffico di barche che fa il giro dell’isola per poi tornare al porto è impressionante. Alcuni motoscafisti, non contenti di passare alla velocità massima, facendo così onde altissime, passano pure molto vicini alla barca. Diventa quasi pericoloso farsi il bagno!

Verso le 18:00 è passato un nostro amico skipper con una barca di clienti ma non si sono potuti fermare per l’aperitivo perché andavano al porto. Noi invece siamo rimasti ancorati, abbiamo fatto un aperitivo divino: campari soda e orange, fichi, pesche e pere, prosciutti e formaggini…

Il vento è calato, a parte per le raffiche a 15 nodi che passano ogni 20 secondi e le onde sono scomparse. Stanotte ci faremo una bella dormita. Almeno spero!

Domenica ci siamo fatti una bella dormita… Ci siamo svegliati a turni per vedere l’alba, senza però incontrarci mai. Dopo la solita colazione e il bagno in mezzo a motoscafi ci siamo diretti a Palmarola per osservare la Punta di mezzogiorno per potenziali ormeggi futuri.

Volendo evitare la secca, abbiamo cercato di passare abbastanza vicino all’isola, una volta girato il capo. Errore!!! Stefano stava a prua, osservando il fondale mentre Anna guardava l’ecoscandaglio:

“5 metri… 4.8…. 4.3… 3.5… 2.1!!!”

“Torna indietro! Veloce!!!” urla Stefano…

Poi, gesticolando con le mani, ci ha indicato la strada di uscita, facendo slalom fra gli scogli. Se non ci abbiamo lasciato l’Aurore, è solo grazie alla sua manovrabilità. Un motoscafo che si trovava sulla nostra rotta si è fermato un momento, perplesso. “Ma che fanno questi”, avrà pensato. Forse pure lui aveva paura di toccare con l’elica? Probabilmente no, perché non appena ha capito che stavamo facendo inversione a U, ha dato motore e ci ha sorpassati.

Il ritorno è stato molto piacevole. Siamo partiti da Palmarola verso le 12:30, con vento da W che poi è diventato NW ed è finalmente quasi calato durante la notte. Faceva caldo, molto più dei giorni precedenti, tanto da permetterci di stare in costume in navigazione. Abbiamo pure pescato! Tre tonnetti e una lampuga. Uno dei tonni ce lo siamo fatti a carpaccio. Gli altri pesci hanno aspettato l’arrivo al porto dove quattro dei nostri amici ci aspettavano muniti di una teglia 30 per 40, pomodorini (le nostre scorte erano esaurite), vino e macedonia (la teglia e i pomodori graziosamente forniti dal ristorante Chiaraluce). Per finire, un delfino è venuto a curiosare e guardare la barca durante la traversata. È giallo sulla sua razza.

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